Giovanni Battista Zuddas: campione di pugilato e umanità

 

 

di Angelo Sanna

 

Erano quasi le 14 di un anno tra il 1962 e 1964, non riesco a essere preciso. Un signore piccoletto ma fisicamente ben fatto, con la divisa nuova da bidello, venne in aula, come facevano sempre anche i suoi colleghi, a ritirare il registro alla fine delle lezioni. 

Lo conoscevamo tutti, era Gianni Zuddas, il campione di pugilato. Gianni di questa disciplina ne aveva fatto un’arte o come si diceva per il pugilato, la “noble art”. Godeva della nostra simpatia, del nostro affetto e rispetto. Era buono e sempre disponibile, anche allo scherzo.

Il nostro giudizio su di lui era di molto positivo, ma non conoscevamo bene la sua carriera sportiva, né i suoi successi che erano notevoli.

Lo vedevo in via Roma a Cagliari con le sopracciglia incerottate. Seguendolo in televisione, erano i primi incontri teletrasmessi, mi ero fatto un concetto della bravura del pugile. Comunque andassero le cose e qualunque fosse il risultato, Gianni metteva in risalto la sua bravura pugilistica. Quello che non conoscevo era la sua più che brillante carriera dilettantistica, come si diceva allora. Fu anche un buon professionista. Ma ciò che mi piacerà evidenziare sarà la sua bravura pugilistica e soprattutto l’uomo che si è formato da quel giovane stampacino e la famiglia che si è creata con Annamaria. 

La stampa dell’epoca racconta: “L’ungherese Tibor Csik negò l’oro al sardo Gianni Zuddas tra i Gallo, che comunque tornò in patria con un ottimo secondo posto”. Non fu certo Csik che piegò Gianni, ma i giudici lo danneggiarono solo perché italiano. La squadra italiana non doveva essere ammessa alle olimpiadi per le vicissitudini politiche pregresse. La stampa inglese riportò una foto della finale tra Gianni e l’ungherese, dove nella didascalia si diceva, quello che sta picchiando è Zuddas, ma Csik vincerà l’incontro.

Ai giochi olimpici di Londra del 1948 Zuddas conquistò una meritata medaglia d’argento, tra l’altro con un verdetto che lasciò più di un dubbio e l’amaro in bocca ai tecnici della squadra azzurra.

Gianni Zuddas ha avuto una carriera rilevante soprattutto tra i dilettanti. È stato campione italiano dei pesi mosca a Milano, nel 1948 e a Firenze, nel 1949. Nei pesi gallo è stato campione europeo a Oslo 1949. Nello stesso anno vince il Guanto d’oro a Chicago. Il più alto riconoscimento mondiale assegnato a un dilettante. 

 

 

Pugile di grande talento, punto di forza della nazionale azzurra, era idolo dei cagliaritani.

Il “Golden Gloves”, da noi conosciuto come “Il Guanto d’Oro”, è stato per lunghi anni uno dei

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trofei tra i più ambiti. Non è per caso che lo abbiano vinto campioni assoluti come Joe Louis, Ray Leonard, Rocky Marciano, Larry Holmes, Sugar Ray Robinson, Floyd Patterson, Mike Tyson, Joe Frazier, Cassius Clay, George Foreman. Il nostro Gianni Zuddas lo ha conquistato nella sua categoria, pesi gallo, nel 1949, battendo l’americano Mc Cann. La foto che lo ritrae è proprio della finale, svoltasi a Chicago l’otto Ottobre 1949, in cui si vede l’espressione sofferente di Mc Cann sotto i colpi del Tamburino Sardo. 

Un articolo del quotidiano Chicago titolò: “Italiano non vede l’ora di fronteggiare l’avversario di Chicago”.

Un nome indimenticabile: Gianni Zuddas. Inobliabile per le sue imprese sportive, per la riservatezza, per le sue doti morali. Una volta uno dei suoi sei figli, Angelo, disse con evidente emozione: «Mio padre è stato un grande uomo. Era amato da mia madre che lo conobbe quando aveva appena dodici anni e lo sposò tre anni dopo; era amato da tutti noi figli perché è stato un grande padre. Forse sarà una frase banale, ma vorrei aggiungere: campioni nello sport si può diventare, ma non sempre si è campioni nella vita».

Già, Zuddas è stato un campione e un grande uomo. La moglie Annamaria lo ricorda così: «Frequentavo la scuola privata del Sacro Cuore, in via Macomer, e spesso mi imbattevo in Gianni, che abitava nella vicina via Bacaredda. Ci siamo conosciuti e talvolta lo accompagnavo nella palestra dove si allenava, in via Dante. Nel ’51 ci siamo sposati e abbiamo avuto sei figli: Angelo, Elisabetta, Enzo, Rossana, Renato e Francesca. Ho sempre condiviso le sue scelte, però la boxe mi faceva soffrire. Poche volte l’ho visto combattere, al teatro Massimo o al Cine Giardino. Già il termine “combattere” mi dava fastidio; i pugni dati o presi dal mio Gianni mi creavano panico e mi facevano piangere».

Silenzioso e riservato Gianni ascoltava il suo maestro, Lello Scano, ed eseguiva con grande precisione le indicazioni di quello che è stato l’insegnante di quasi tutti i pugili cagliaritani. Conclusa la sua brillante carriera da dilettante Zuddas sostenne il suo primo confronto a torso nudo nel novembre del ’49: esordio e vittoria prima del limite su Alfredo Severi.

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