Sandahlia, presentato il secondo capitolo della saga record di Stefano Piroddi

 

di Carlo Manca

 

L’atteso secondo atto è finalmente arrivato. A distanza di oltre due anni dall’uscita del bestseller Sandahlia – I due volti dell’anima, Stefano Piroddi ci riporta indietro al tempo dei nostri aviAmsicora ora è cresciuto, l’eroe audace e sognatore della prima ora evolve in un leader maturo, pronto per guidare una grande coalizione. Dopo aver riunito sotto la sua guida tutti i villaggi liberi è giunto il tempo di affrontare sul serio le legioni romane, fino al grande scontro il console Tito Manlio Torquato nella battaglia del 215 a.C.

Le emozioni si susseguono, il ritmo è incalzante. I protagonisti del primo atto, tra cui spiccano Bèina e Grimasso, ci mostrano il loro vero volto. E non mancano i colpi di scena. Le vicende dei nuovi protagonisti, come quelle del figlio Iosto o delle piccole sciamane rendono ancora più vividamente l’atmosfera di un momento cardine della storia dell’isola. 

Come spiega lo stesso autore, nonostante alcune lievi licenze tra cui ad esempio la presenza delle statue di Mont’e Prama ancora in piedi (furono distrutte alcuni secoli prima, ndr), questa saga è ambientata in un passato reale ma poco conosciuto ai sardi stessi. Oggi c’è la necessità di far conoscere meglio la storia della Sardegna di quel periodo, perché parliamo di gesta davvero notevoli. Alcuni dei nomi più celebri del mondo romano, tra cui Tito Livio e Cicerone, nei secoli successivi celebrarono i fasti della loro città rappresentando i sardi nel modo più offensivo. Ma lo fecero per risentimento. Livio ad esempio, nella sua monumentale Ab urbe condita, prima umilia i sardi descrivendoli come facile vinci, facilmente battibili, deboli, salvo poi contraddirsi in un altro passo della stessa opera dove li descrive come popolazione ne nunc quidem omni parte pacata, ossia non ancora del tutto pacificata (sottomessa).

L’autore Stefano Piroddi (Foto C. Manca)

Restano i fatti. Decine di battaglie e secoli di scontri non furono abbastanza per conquistare il cuore dell’isola. A più riprese i condottieri romani celebrarono in Campidoglio il trionfo sui sardi e la conquista della Sardegna, salvo poi dover rimandare indietro le loro legioni. La saga di Sandahlia nasce proprio da questo, dalla capacità di un popolo di mostrare grande attaccamento ai valori antichi unito ad una eccezionale capacità di resistenza all’invasore. 

 

Protagonisti assoluti, insieme al condottiero Amsicora e ai suoi guerrieri, sono gli sciamani e le sacerdotesse, determinati a difendere con la vita la loro terra e le loro tradizioni dall’incedere del materialismo rappresentato da Roma. Sopra di tutto però emergono chiaramente i valori che li ispirano, valori che legano le donne e gli uomini di Sandahlia all’intero creato, con il quale si sentono connessi e dal quale si sentono guidati. Ognuno ha un compito nella vita, uno spartito da eseguire nel migliore dei modi per donare alla comunità la sua migliore melodia. Solo così, ispirandosi alla parte più nobile dell’animo e facendo del proprio meglio per il bene della comunità ha senso lo sforzo ed il sacrificio. Solo così ha senso vivere.

 

 

 

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